Rapporto Nomisma 2026 - Case, città e futuro: cosa ci sta dicendo davvero il mercato immobiliare

Rapporto Nomisma 2026 – Case, città e futuro: cosa ci sta dicendo davvero il mercato immobiliare:

Nel 2026 il mercato immobiliare italiano non è in crisi,

ma nemmeno in espansione. Si trova in una fase più sottile, meno evidente, in cui i cambiamenti non si manifestano attraverso numeri eclatanti, ma nel modo stesso in cui il mercato funziona.
Per comprenderlo bisogna partire da una percezione sempre più diffusa: acquistare un immobile è più difficile, affittare è più costoso, e le differenze tra città risultano sempre più marcate. Non è solo una sensazione, è esattamente ciò che sta accadendo.

Italia: un mercato più lento, ma soprattutto più selettivo

A livello nazionale il mercato si è stabilizzato dopo gli scossoni degli ultimi anni. Le compravendite non crollano, ma nemmeno crescono in modo significativo. I prezzi tengono, senza però registrare aumenti generalizzati. Il sistema appare in una fase di assestamento.

Il vero cambiamento è però più profondo: oggi non tutti gli immobili sono valutati allo stesso modo.

Fattori un tempo secondari sono diventati centrali. L’efficienza energetica, ad esempio, incide direttamente sul valore. Un immobile ristrutturato, ben collegato e inserito in un contesto dinamico continua a trovare domanda. Al contrario, un immobile inefficiente o situato in aree meno attrattive può restare sul mercato a lungo.

Si sta creando una frattura sempre più evidente:

  • da una parte le aree urbane dinamiche, dove il mercato resta solido
  • dall’altra periferie e piccoli centri, dove la domanda si indebolisce

Non esiste più un unico mercato immobiliare italiano, ma una molteplicità di mercati con velocità e logiche diverse.

Il ruolo dei mutui: il grande filtro invisibile

Uno degli elementi chiave di questa nuova selettività è il costo del denaro.

Negli anni passati l’accesso al credito era facilitato da tassi molto bassi. Oggi, pur stabilizzati, restano su livelli più elevati rispetto al periodo pre-2022.

L’effetto è concreto: si riduce la platea di chi può permettersi l’acquisto di un immobile.

Il mercato non si blocca, ma cambia composizione. Aumentano gli acquisti sostenuti da capitale proprio, mentre diminuiscono quelli più esposti al credito. Il risultato è un mercato più lento, ma anche più rigido e selettivo.

Affitti: la vera emergenza silenziosa

Se c’è un ambito in cui il cambiamento è evidente, è quello delle locazioni.

Negli ultimi anni si è creata una combinazione strutturale: più domanda e meno offerta. Il risultato è una pressione costante sui prezzi.

Le cause sono molteplici. Gli affitti brevi hanno ridotto l’offerta tradizionale, mentre chi non riesce ad acquistare resta più a lungo nel mercato della locazione.

Nelle città il fenomeno è ormai evidente: trovare un immobile in affitto è complesso, mantenerlo è sempre più oneroso.

Milano: il futuro già presente

In questo contesto, Milano non rappresenta semplicemente un caso particolare, ma un’anticipazione delle dinamiche che potrebbero estendersi ad altre aree.

La città continua ad attrarre investimenti, studenti e lavoratori qualificati. È sempre più integrata in circuiti internazionali, e questo si riflette direttamente sul mercato immobiliare.

La domanda non è più soltanto locale, ma globale. E quando una domanda globale incontra un’offerta limitata, si genera una pressione costante sui prezzi.

Milano è oggi una città dinamica e attrattiva, ma proprio per questo sempre più selettiva.

Il nodo milanese: tra successo e accessibilità

Il tema centrale non è la crescita dei prezzi in sé, ma le sue conseguenze.

A Milano si sta formando un equilibrio complesso. Da un lato la città continua a generare opportunità e ad attrarre capitali. Dall’altro aumenta la difficoltà, per i redditi medi, di accedere a soluzioni abitative sostenibili.

Questo è particolarmente evidente nel mercato degli affitti, ma incide anche sulle scelte di vita:

  • cresce il trasferimento verso aree periferiche
  • aumenta il pendolarismo
  • si diffondono forme di condivisione degli spazi abitativi

La città sta cambiando struttura sociale, diventando più internazionale ma anche più selettiva.

L’impatto della geopolitica: un mercato sempre meno locale

Un elemento distintivo del 2026 è che il mercato immobiliare italiano non è più isolato.

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno effetti anche sul mercato immobiliare. Non in modo diretto e immediato, ma attraverso diversi canali:

  • i tassi di interesse influenzano l’accesso al credito
  • i costi energetici incidono su costruzioni e ristrutturazioni
  • gli investitori internazionali adottano criteri più selettivi

Milano è particolarmente esposta a queste dinamiche, ma anche il resto del Paese ne risente sempre di più.

Le prospettive: verso un mercato più maturo

Guardando avanti, non emergono segnali di shock imminenti, ma piuttosto una continazione delle tendenze in atto.

In Italia è probabile una stabilità complessiva, con crescite contenute e concentrate nelle aree più dinamiche. La differenza sarà determinata sempre più dalla qualità degli immobili e dalla loro posizione.

Milano sembra invece destinata a proseguire nel suo percorso:

  • crescita moderata dei prezzi
  • domanda sostenuta, anche internazionale
  • pressione persistente sugli affitti

Con una trasformazione strutturale in corso: il mercato si sta avvicinando a modelli europei, caratterizzati da una maggiore presenza di operatori istituzionali e da un’espansione dell’offerta destinata alla locazione.

Scopri le nostre dimore

In sintesi, il rapporto Nomisma

Il mercato immobiliare del 2026 non è più quello di qualche anno fa.

È meno uniforme, più selettivo e sempre più influenzato da fattori globali. In questo contesto, posizione, qualità e contesto diventano determinanti.

Milano rappresenta la versione più avanzata di questa evoluzione, mentre il resto dell’Italia la segue con velocità diverse.

Comprendere questa trasformazione è essenziale, perché l’immobile non è soltanto un investimento. È il punto di intersezione tra economia, società e vita quotidiana.

I requisiti per beneficiare delle agevolazioni

Le agevolazioni previste per l’acquisto della prima casa vengono individuate e sono disponibili solo in determinate condizioni. L’abitazione deve essere inclusa in una delle seguenti categorie catastali:

Abitazioni di tipo civile;
Abitazioni di tipo economico;
Abitazioni di tipo popolare;
Abitazioni di tipo ultrapopolare;
Abitazioni di tipo rurale;
Abitazioni in villini;
Abitazioni e alloggi tipici dei luoghi.

Inoltre, è possibile applicare la detrazione solo per l’acquisto di pertinenze classificate come magazzini e locali di deposito, rimesse e autorimesse ed infine tettoie chiuse o aperte.

Per poter beneficiare del bonus prima casa, è essenziale che l’immobile si trovi nel Comune in cui l’acquirente ha la residenza, altrimenti è necessario trasferire la residenza nel comune dove si trova la casa entro 18 mesi.
Come richiedere il bonus prima casa under 36? Per richiedere il bonus prima casa under 36, è necessario sottomettere la richiesta direttamente alla Banca o a un intermediario finanziario da cui si richiede il mutuo, utilizzando il modulo appropriato.

A chi è destinato?
Il bonus giovani è destinato ai giovani che hanno le seguenti caratteristiche:

Meno di 36 anni al momento del rogito; Non essere titolari di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di un’altra casa nel territorio;
Non avere un altro immobile acquistato con l’agevolazione casa;
Avere la residenza nel Comune in cui si trova l’immobile.
Avere un ISEE, ovvero un Indicatore della Situazione Economica Equivalente ordinaria o corrente non superiore a 40.000 euro all’anno.