Canone concordato a Milano: un'opportunità per i proprietari
Canone concordato a Milano:
con le nuove tabelle diventa un’opportunità per i proprietari
Oggi il regime del canone concordato a Milano non è più un’opzione “di serie B”: grazie alle nuove tabelle, può permettere ai proprietari di affittare con canoni pari o superiori a quelli dei contratti liberi, godendo in più di vantaggi fiscali importanti. Vediamo perché conviene, e come si applica.
I vantaggi per il proprietario
1. Canoni competitivi
Le nuove tabelle aggiornate nel 2023 fissano valori minimi e massimi che, in molte zone della città, sono allineati o addirittura superiori ai canoni liberi.
Questo significa che non è necessario ridurre l’affitto: il canone può risultare equivalente oppure più alto, a seconda della zona, della tipologia e delle dotazioni dell’immobile.
2. Vantaggi fiscali
Cedolare secca al 10 % anziché al normale 21 %, quando si usa il contratto con canone concordato.
Esenzioni su registro e bollo che riducono costi fissi di contratto.
Minore IMU, quando il Comune concede una riduzione per gli immobili affittati con canone concordato.
3. Maggiore certezza e stabilità
Con contratti come il 3+2, transitori o per studenti, il proprietario ha regole chiare per durata, rinnovi, uscite. Questo riduce il rischio di trovare l’immobile vuoto o con inquilini inadempienti.
4. Reddito netto spesso superiore
Anche se il canone concordato può sembrare inizialmente più basso del libero, quando si considerano le minori tasse, le esenzioni e la continuità contrattuale, il guadagno netto può diventare uguale o migliore.
Come funziona: i criteri essenziali
Per sfruttare questi vantaggi, ecco come si calcola il canone concordato, quali parametri si considerano, e cosa serve per attuarlo correttamente.
Tabelle aggiornate
Ci sono delle tabelle territoriali che definiscono un “minimo” e un “massimo” per la zona, in base al tipo di immobile (bilocale, trilocale, ecc.), allo stato dell’immobile (manutenzione, dotazioni) e agli accessori (balconi, ascensore, balconi, box, pertinenze, classe energetica, etc.).
Superficie ricalcolata
Non si usa solo la superficie catastale “grezza”. Ci sono coefficienti che ricalcolano i metri quadrati tenendo conto: balconi, pertinenze, box, etc. Queste componenti valgono meno dei mq interni ma incidono.
Coefficiente della zona
In base alla zona (centrale, semicentrale, periferia) e al tipo di quartiere, al grado di servizi, alla dotazione dell’immobile, si applicano coefficenti che aumentano o diminuiscono il canone entro i limiti minimo-massimo.
Tipo di contratto
Contratti 3+2, transitori, studenti: questi tipi sono ammessi per il canone concordato. Il proprietario deve verificare che il contratto sia fatto secondo le norme previste per questo regime.
Verifica delle dotazioni
Dotazioni come ascensore, balconi, climatizzazione, classe energetica, pertinenze… tutto questo incide. Se l’immobile è ben tenuto e dotato, si può spingere verso la fascia alta del canone.
Adempimenti fiscali corretti
Per godere delle aliquote ridotte e delle esenzioni, il proprietario deve registrare correttamente il contratto come “concordato”, assicurarsi che siano rispettati i limiti previsti dalle tabelle, fare la scelta della cedolare secca se prevista, etc.
La differenza la fa la competenza
Il calcolo del canone richiede attenzione: zona, metratura catastale, pertinenze, stato dell’immobile, dotazioni e classe energetica vanno valutati con precisione. Una gestione approssimativa può far perdere i benefici fiscali.
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