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Casi di consulenza

Come ragioniamo, caso per caso.

Tredici situazioni in cui la scelta giusta non era quella più ovvia: scegliere il momento, ristrutturare o no, vendere o mettere a reddito, valutare un’offerta.

Da una domanda partono tre strade: aspettare, ristrutturare, affittare. una domanda aspettare ristrutturare affittare

Primo gruppo

Dalla nostra pratica: sei scelte meno ovvie.

Il momento della vendita, un frazionamento, un’eredità da rendere più semplice, i lavori del condominio, una ristrutturazione da pesare, due offerte da confrontare: ogni volta la risposta è scaturita dai numeri e dagli obiettivi del proprietario.

Una bilancia che pesa due strade: la scelta si fa con i numeri. aspettare agire ora

Vendere prima che cambiasse il mercato

Il proprietario pensava di attendere, convinto che i valori della zona potessero continuare a crescere.

Dall’analisi del contesto emergeva però un elemento importante: a breve sarebbe iniziata la costruzione di un nuovo complesso residenziale, con caratteristiche più moderne e una forte capacità di attrarre la stessa domanda.

Il consiglio è stato quindi di anticipare la vendita, evitando di trovarsi a competere con immobili nuovi proprio nel momento della commercializzazione.

Con l’avvio del nuovo intervento, l’offerta nella zona è effettivamente aumentata. In questo caso, scegliere il momento giusto ha contato quanto definire il prezzo.

Un grande appartamento, due immobili più adatti alla domanda

Il proprietario disponeva di un appartamento di ampia metratura in una zona dove, in quel momento, la domanda era concentrata soprattutto su abitazioni più piccole.

Prima di metterlo sul mercato abbiamo valutato un’alternativa alla vendita nello stato originario: il frazionamento.

La trasformazione in due unità più contenute permetteva di intercettare una platea più ampia di acquirenti e di ottenere, complessivamente, una valorizzazione migliore dell’immobile.

Non sempre la soluzione più conveniente è vendere ciò che si possiede esattamente così com’è.

Da un immobile ereditato a un investimento più semplice da gestire

Un cliente aveva ricevuto in eredità un appartamento e pensava di ristrutturarlo per metterlo a reddito.

L’immobile richiedeva però un investimento significativo, oltre a tempo, gestione dei lavori e successive attività di locazione.

Abbiamo confrontato questa possibilità con un’alternativa: vendere l’immobile nello stato attuale e destinare il capitale all’acquisto di un appartamento più piccolo, già ristrutturato e situato in prossimità di un’università.

Una soluzione più coerente con l’obiettivo iniziale, ottenere una rendita, ma con minori complessità e un investimento più facilmente gestibile.

Vendere prima dei lavori condominiali o attendere?

Nel condominio erano stati deliberati importanti interventi di manutenzione straordinaria.

La domanda non era soltanto quanto potesse valere l’appartamento, ma quando fosse più opportuno proporlo sul mercato.

Abbiamo quindi valutato l’entità delle spese, la durata prevista del cantiere e il possibile incremento di valore derivante dai lavori.

In situazioni come questa possono esistere due strategie entrambe corrette: vendere prima dell’apertura del cantiere, evitando costi e disagi, oppure attendere il completamento se l’intervento è in grado di migliorare sensibilmente l’attrattività dell’edificio.

La scelta dipende dai numeri, dai tempi e dagli obiettivi del proprietario.

Ristrutturare prima di vendere non è sempre conveniente

Il proprietario stava valutando una ristrutturazione da circa 150.000 euro prima di mettere l’appartamento sul mercato.

Prima di procedere abbiamo confrontato il costo dell’intervento con il maggiore prezzo realisticamente ottenibile dopo i lavori.

Il punto non è quanto una casa ristrutturata possa apparire più attraente, ma quanto il mercato sia realmente disposto a riconoscere quell’investimento.

Quando l’incremento di valore atteso non giustifica costi, tempi e rischio dell’intervento, può essere più conveniente vendere nello stato attuale e lasciare all’acquirente la possibilità di personalizzare l’immobile.

La proposta più alta non è sempre la migliore

Sul tavolo c’erano due offerte: 1.250.000 euro subordinati all’ottenimento di un mutuo e 1.220.000 euro senza condizioni sospensive.

Limitarsi a confrontare le cifre avrebbe indicato una scelta apparentemente ovvia.

Una proposta, però, va valutata anche per la probabilità che l’operazione arrivi realmente al rogito.

Solidità dell’acquirente, condizioni sospensive, disponibilità finanziaria, tempistiche e garanzie possono valere più della differenza nominale fra due offerte.

Per questo affianchiamo il proprietario nel valutare non soltanto quanto viene offerto, ma anche la qualità complessiva della proposta.

Secondo gruppo

Scegliere il momento migliore per vendere.

Una tassa che fra pochi mesi non si paga più, documenti da sistemare, i tempi di una famiglia: scegliere bene il momento, e usare il tempo per preparare la vendita, può migliorare il risultato.

Una clessidra accanto a una linea del tempo: oggi, qualche mese di attesa, poi la vendita. oggi l’attesa, usata bene vendita

Otto mesi che valevano 31.000 euro

Giulia e Marco hanno comprato un trilocale nella zona sud di Milano quattro anni e quattro mesi fa, come investimento: non ci hanno mai abitato. L’inquilino ha lasciato la casa e vorrebbero vendere subito.

La domanda: conviene mettere in vendita adesso?

Che cosa abbiamo consigliato: aspettare. Vendendo prima dei cinque anni dall’acquisto, la plusvalenza (prezzo di vendita meno prezzo e costi d’acquisto) sarebbe tassata. Abbiamo usato i mesi di attesa per sistemare i documenti e preparare la vendita, e fissato il rogito dopo la scadenza dei cinque anni.

Com’è finita: venduto a 1.100.000 euro, con il rogito il mese dopo i cinque anni. Circa 31.000 euro in più rispetto a vendere subito, al netto dei costi dell’attesa.

Acquisto
900.000 €
Costi d’acquisto documentati
58.000 €
Valore oggi
1.100.000 €
Imposta sulla plusvalenza, vendendo subito
circa 36.900 €
Costi di otto mesi di attesa
circa 6.000 €

Prima i documenti, poi il cartello

La signora Neri ha ereditato un quadrilocale nella zona nord-est. Vuole venderlo in fretta: non abita a Milano e non vuole preoccupazioni.

La domanda: si può pubblicare l’annuncio domani?

Che cosa abbiamo consigliato: due mesi di pazienza. Dalle verifiche è emerso che la planimetria catastale non corrispondeva allo stato reale: una parete spostata e la cucina in un’altra stanza, lavori eseguiti anni prima senza pratica. Al rogito la planimetria deve essere conforme, e una banca può rifiutare il mutuo all’acquirente. Con un tecnico abbiamo presentato la pratica in sanatoria e aggiornato il catasto.

Com’è finita: annuncio pubblicato dopo due mesi, venduto in sette settimane a 1.120.000 euro, senza sconti chiesti all’ultimo momento per «problemi nei documenti».

Valore stimato
1.150.000 €
Sanzione, tecnico e catasto
circa 4.100 €
Tempo per sistemare
2 mesi
Prezzo di vendita
1.120.000 €

Vendere e comprare, senza due traslochi

Luca e Sara vivono con due figli in un quadrilocale di 120 m² nella zona ovest. Cercano una casa più grande, e il loro primo pensiero è vendere subito per sapere quanto possono spendere.

La domanda: prima vendere o prima comprare?

Che cosa abbiamo consigliato: non vendere subito a qualunque condizione. Abbiamo valutato i numeri: dal ricavato, tolto il mutuo residuo, restano circa 800.000 euro; per una casa da 1.400.000 serve un mutuo di circa 630.000, con una rata intorno a 3.150 euro al mese su 25 anni, il 30% del loro reddito netto. Con il budget chiaro hanno cercato la casa nuova, e intanto abbiamo preparato la vendita chiedendo un rogito differito di sei mesi.

Com’è finita: preliminare di vendita a 1.050.000 euro con rogito a luglio, acquisto della casa nuova nello stesso mese. Un solo trasloco a scuola finita, nessun affitto di passaggio.

Vendita
1.050.000 €
Mutuo residuo
250.000 €
Casa nuova
1.400.000 €
Nuovo mutuo, 25 anni al 3,5%
630.000 €, rata circa 3.150 €
Affitto di passaggio evitato
circa 18.000 €

Terzo gruppo

Quando conviene ristrutturare prima di vendere o affittare.

Un lavoro conviene solo se aggiunge al prezzo o al canone più di quanto costa, tempi e rischi compresi. Spesso la risposta è un intervento mirato, non una ristrutturazione completa.

Una stanza prima e dopo i lavori, collegate da una freccia. prima dopo

Lavori mirati, non una ristrutturazione completa

Paolo vuole vendere il quadrilocale di 140 m² della madre, nella zona est: anni Sessanta, tutto originale, bagni d’epoca, impianto elettrico da rifare.

La domanda: vendere com’è o ristrutturare prima?

Che cosa abbiamo consigliato: abbiamo messo a confronto tre strade. Com’è, circa 1.020.000 euro. Con una ristrutturazione completa, circa 1.300.000, ma 200.000 euro di lavori, cinque mesi e il rischio di imprevisti. Con lavori mirati, bagni nuovi, impianto elettrico a norma e pareti tinteggiate, circa 1.180.000 con 85.000 euro di lavori e due mesi. Il margine delle ultime due era simile; il rischio no. Abbiamo consigliato i lavori mirati.

Com’è finita: lavori finiti in nove settimane, venduto a 1.175.000 euro in un mese e mezzo.

Com’è
circa 1.020.000 €
Ristrutturazione completa
200.000 € di lavori, valore circa 1.300.000 €
Lavori mirati
85.000 € di lavori, valore circa 1.180.000 €
Prezzo di vendita
1.175.000 €

Il monolocale vuoto da un anno

Anna ha un monolocale di 35 m² in una zona universitaria, vuoto da un anno. Un’impresa le ha proposto una ristrutturazione completa da 30.000 euro per affittarlo meglio.

La domanda: la ristrutturazione si ripaga?

Che cosa abbiamo consigliato: no, non quella. Com’è, il monolocale si affitta a circa 750 euro al mese; ristrutturato, a circa 1.000. I 250 euro in più, tolta la cedolare secca del 21%, fanno circa 2.400 euro l’anno: per ripagare 30.000 euro servirebbero quasi tredici anni. Con 9.000 euro, arredo nuovo, cucina sistemata e pareti tinteggiate, il canone sale a circa 950 euro: la spesa si ripaga in meno di cinque anni.

Com’è finita: lavori in tre settimane, affittato a 950 euro al mese con un contratto regolare, poco dopo la fine dei lavori.

Canone com’è
circa 750 € al mese
Ristrutturazione completa
30.000 €, si ripaga in quasi 13 anni
Intervento leggero
9.000 €, si ripaga in meno di 5 anni
Canone ottenuto
950 € al mese

Quarto gruppo

Vendere o mettere a reddito: confrontare le opportunità.

Se il capitale non serve subito, o se fra qualche anno la casa tornerà utile, mettere a reddito può valere più di una vendita. Il contratto si sceglie con i tempi in mente: un affitto lungo può pesare su una vendita futura.

Una chiave e un ciclo di dodici mesi: la casa resta tua e ogni mese rende un canone. 12 canoni l’anno

Tre anni all’estero, e poi il ritorno

Roberto si trasferisce all’estero per lavoro per tre anni. Ha comprato tre anni fa, come prima casa, un quadrilocale di 130 m² nella zona sud-ovest. Pensa di venderlo.

La domanda: vendere o affittare?

Che cosa abbiamo consigliato: affittare. Vendendo entro cinque anni senza ricomprare un’altra prima casa, avrebbe perso le agevolazioni: circa 33.000 euro fra differenza d’imposta e sanzione. E fra tre anni vuole tornare a Milano. Abbiamo confrontato un contratto libero di quattro anni più quattro con uno a canone concordato di tre più due: il libero rende circa 28.100 euro netti l’anno, il concordato circa 27.700, grazie alla cedolare del 10% e allo sconto sull’IMU. Quasi uguali, ma il concordato finisce quando lui rientra.

Com’è finita: affittato con un contratto a canone concordato di tre anni. La casa sarà libera al suo ritorno.

Valore
circa 1.100.000 €
Costo della vendita entro i cinque anni
circa 33.000 €
Libero, 3.700 € al mese
circa 28.100 € netti l’anno
Concordato, 3.100 € al mese
circa 27.700 € netti l’anno

Due fratelli e una casa che può valere di più

Chiara e Davide hanno ereditato un trilocale di 120 m² nella zona nord. Nessuno dei due ci vuole abitare, e nessuno dei due ha bisogno del ricavato a breve. A quattrocento metri è in costruzione una nuova fermata della metropolitana, che aprirà fra un paio d’anni.

La domanda: vendere adesso e dividere?

Che cosa abbiamo consigliato: affittare e decidere più avanti. Oggi la casa vale circa 1.050.000 euro. Affittata a 3.300 euro al mese con la cedolare secca, tolte IMU e spese, rende circa 25.000 euro netti l’anno. Non promettiamo che il prezzo salirà quando aprirà la fermata, ma aspettando non perdono nulla e tengono aperta la scelta. Abbiamo spiegato anche il rovescio: una casa affittata si vende di solito a meno di una libera, quindi la decisione va presa alla scadenza del contratto.

Com’è finita: affittata in tre settimane con un contratto di quattro anni più quattro. Alla prima scadenza riesamineremo i numeri con i prezzi di allora.

Valore oggi
circa 1.050.000 €
Canone
3.300 € al mese
Netto, dopo cedolare, IMU e spese
circa 25.000 € l’anno, da dividere in due
Prossima decisione
alla scadenza dei primi quattro anni

La tua situazione

Il tuo caso è diverso. Parliamone.

Questi casi servono a illustrare come ragioniamo, non a darti una risposta già pronta. Le regole fiscali cambiano e ogni caso ha i suoi dettagli: i numeri della tua situazione li valutiamo insieme, e quando serve con il notaio o il commercialista.

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